
I DIRITTI DEGLI UOMINI SONO PARI, NON UGUALI A QUELLI DELLE DONNE, ANCHE SE AMBEDUE FANNO PARTE DEI DIRITTI DELLA DIGNITA’ E VALORE DELLA PERSONA UMANA: ALLA VITA, ALLA LIBERTA’ INDIVIDUALE, DELL’ AUTODETERMINAZIONE, AL GIUSTO PROCESSO, AD UN’ ESISTENZA DIGNITOSA, ALLA LIBERTA’ RELIGIOSA ETC..
SONO GLI SQUILIBRI CHE VANNO CORRETTI NELLA VITA CIVILE, ECONOMICA E CULTURALE, CON IL SUPERAMENTO DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE FRA I SESSI.
LA FINE DEL SESSISMO ED IL REALE RAPPORTO DI EQUITA’ TRA I GENERI, PUO’ ESSERE RAGGIUNTO QUANDO L’ UOMO PERCEPISCE L’ IRRAZIONALITA’ NEL MANTENERE UN “POTERE“ CHE ORMAI SCHIACCIA, SOPRATTUTTO, IL GENERE MASCHILE. PER ESEMPIO IL DIRITTO ALLA PATERNITA’; QUANDO IL NUCLEO FAMILIARE SI SEPARA, LA SUA “SUPREMAZIA” DIVENTA FORNITURA DI SUPPORTO ECONOMICO, PIU’ CHE DI DIRITTO A CONDIVIDERE L’ EMOZIONE, L’ AFFETTO E L’ EDUCAZIONE “ALLA PARI“.
L’ UOMO HA DIRITTO DI RIVEDERE IL SUO RUOLO, DOPO CHE LE DONNE SONO VENUTE FUORI, COME TUTTE LE MINORANZE OPPRESSE, CON UNA RIVOLUZIONE. MA LE DONNE HANNO COMPRESO CHE LA LORO “DEBOLEZZA” OVVERO L’ EMOTIVITA’, LA TENACIA E L’ ISTINTO SONO LA VERA FORZA, QUELLA CHE INDUCE AL CAMBIAMENTO ED AL RECUPERO DEI VALORI UMANI, PERDUTI DIETRO LA RINCORSA AL POSSESSO DI TUTTO: COSE E PERSONE.
ANCHE L’ UOMO HA IL DIRITTO DI USCIRE DAL RUOLO CHE LO IMPRIGIONA E TROVARE IL SUO PROFONDO ESSERE, NON ATTRAVERSO IL “FILO FEMMINISMO” O ” L’ UNISEX“, MA NELLA SUA PECULIARE EMOZIONALITA’. DOVREBBE CONFRONTARSI E PARLARE DI PIU’ COL PROPRIO SESSO, NON COME SECONDO LE RECENTI TENDENZE SCANDALISTICHE INDOTTE DALLA PAURA DEL CONFRONTO CON LA DONNA OGGI, MA COME UNA RIVOLUZIONE, TIRANDO FUORI QUELLA PROFONDA EMOZIONE E DOLCEZZA MASCHILE, CHE NON E’ “EFFEMINATEZZA“, MA COMPLETEZZA DELLA VIRILITA’.
PENSO CHE COSI’ SIA L’ INIZIO DI UN CAMMINO “INSIEME“, L’ INIZIO DI UNA NUOVA COMUNICAZIONE!
“INSIEME“, SAREBBE POI IL SENSO DELLA VITA ED ANCHE IL SEGNO DELLA REALE EQUITA’ UMANA.

L’ uomo è una macchina per camminare, lo confermano i più grandi fisiologi, nei convegni mondiali riferiti alla locomozione umana. Tutta la medicina, riguardante ogni aspetto della sanità umana, afferma che camminare fa bene alla salute. Camminare fa bene al cuore, che accresce la propria potenza con l’esercizio; fa bene ai muscoli, anche a quelli respiratori del torace e del diaframma; fa bene alle ossa che, se non vengono usate, perdono compattezza; abbassa i trigliceridi; riduce l’ipertensione; brucia le calorie e zuccheri nocivi per il diabete e nel sovrappeso. E’ comunque la mente che trae vantaggi incredibili!
Oggi la stanchezza è soprattutto mentale e, quando entra a far parte del nostro sistema di vita, non ci abbandona facilmente, neanche nel sonno; spesso non basta un fine settimana, per spazzare via le tensioni, a volte neanche una vacanza.
Nella nostra vita tendiamo a muoverci velocemente, fatichiamo per guadagnare denaro da spendere, altrettanto velocemente, per oggetti che, il più delle volte, possediamo già. Nei più piccoli spostamenti ci serviamo dell’ auto e spesso, il tempo che risparmiamo, lo impieghiamo per cercare un parcheggio.
Può sembrarci una meraviglia riscoprire il benessere di una passeggiata in campagna, in montagna, nel bosco…. I nostri sensi, abituati alla ripetitività percettiva, riscoprono il profumo dell’erba o della pioggia, la sensazione del vento sulla pelle, i suoni della natura.
Sovente, la vita che facciamo ci induce ad alienarci dai bisogni naturali quali, quello di soffermarsi per scambiare due parole che, puntualmente succede in montagna, dove ci si saluta anche senza conoscersi.
Allunghiamo e rendiamo più bella, la via della nostra esistenza.
In altri post ho parlato di spinning, di come effettuare i 10Km di corsa in 12 settimane, ecco, oggi vi ho parlato di un’attività meno faticosa che vi permetterà di riscoprire la potente abilità umana. Anche dai racconti biblici , nel miracolo di Lazzaro, sarebbe bastato “Alzati!”. Ma: “Alzati e cammina!” maggiormente esprimeva il dono della vita.
E camminando camminando, all’altezza di un laghetto, vi auguro di avere una visione come da foto.

Come ci aveva insegnato e mostrato, da sempre il Carnevale, anche la movida ed il divertimento, come ogni esperienza umana, ha bisogno di morire. Il Carnevale si scatena per un certo numero di ore, o di giorni ma arriva il momento di lasciare il campo al mercoledì delle Ceneri e alla Quaresima: un tempo diverso, di riflessione, che a sua volta porterà all’esplosione festiva della Pasqua.
Al di là dei suoi significati religiosi (peraltro efficaci nel costruire un rapporto equilibrato col piacere e con la realtà), questo procedere attraverso stati d’animo diversi, seguendo anche il ritmo delle stagioni, presenta un modo di sentire che non a caso è tuttora presente nella maggior parte delle culture, anche se con l’immagine diverse.
Il piacere (come la sofferenza, o il pentimento), è un’emozione forte, sia individuale che collettiva, non può essere un’abitudine quotidiana, che nella sua ripetitività tende fatalmente ad annullarlo. Il godimento ha un inizio e una fine; se vogliamo trasformarlo in un modo di essere permanente, verrà fatalmente inghiottito dalla depressione. Questo segnare il tempo, il ritmo, il prima e il dopo, dà energia e consente un rinnovamento, inesistente invece in una ripetitività sempre uguale.
Il vero divertimento avviene all’interno di un ritmo e segna una discontinuità: qualcosa finisce, e qualcosa inizia. Abbiamo perso la cultura e il divertimento della fine e quindi ci annoiamo e di conseguenza i vari Morgan hanno bisogno di sostanze per “tenersi su”. Il Carnevale è ampio, inclusivo, coinvolge tutto il popolo, dando ad ognuno il suo posto e la possibilità di rappresentarsi. La Movida invece, vorrebbe essere elegante (anche se in realtà è di massa), e quindi produce frustrazione tra chi comunque ne viene escluso, o vi partecipa “imbucato”, non a suo agio.
Insomma, va bene per ispirare un carro. Non per sostituire i più che mille anni di Carnevale.








